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Blog > Future Lab | 09 Giugno 2020

Il turismo del futuro: quando il digitale è a regola d’arte

Turismo del futuro

Come sarà il turismo del futuro? In questo periodo stiamo assistendo a un radicale processo di rinnovamento digitale che sta investendo tutti i settori della cultura. Musei celebri di tutto il mondo, siti archeologici e teatri stanno sperimentando nuove strategie di valorizzazione del patrimonio culturale. La gamification e lo storytelling applicati all’arte e all’archeologia ampliano (e amplificano) l’offerta museale e il visitatore viene coinvolto sempre più attivamente all’interno dei percorsi di fruizione interattivi diventando esso stesso il protagonista indiscusso di un’esperienza multisensoriale, dove il gioco e l’immaginazione contano. Tecnologie tipicamente impiegate nel campo aerospaziale sono  per esempio adottate per migliorare il design e la vivibilità dei centri storici in Germania. Al Centre Pompidou di Parigi, per citare un altro caso, è possibile sperimentare, attraverso un’esperienza ludica, le tecniche dei più grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea. In Italia, invece, importanti novità arrivano dal mondo del teatro d’opera. Benvenuti nell’era del turismo digitale.

 

La gamification: quando il gioco diventa un’opera d’arte...

 

Il mondo del gaming, si sa, ha potenzialità e campi di applicazioni quasi infiniti. Ricreare contesti ludici entro i quali i partecipanti sono totalmente coinvolti comporta notevoli vantaggi per qualunque settore: la sua applicazione è in grado di favorire l’avvicinamento di pubblici lontani o addirittura totalmente estranei a determinate tematiche. Il mondo dei musei, d’altro canto, oggi, dopo l’emergenza Covid19,ha ancora più bisogno rispetto a prima di nuove idee e approcci per valorizzare i propri contenuti. Grazie al significativo apporto della gamification, dello storytelling e della realtà aumentata, i turisti di tutto il mondo sono oggi in grado rivivere le emozioni di artisti passati, ma anche contemporanei, semplicemente giocando. 

Recentemente il Centre Pompidou di Parigi ha deciso di sviluppare Prisme7, il primo videogioco che esplora il mondo dell’arte a livello multisensoriale. Il gioco è stato realizzato da Olivier Mauco di Game in society e Abdel Bounane di Bright, con il sostegno del Ministère de l'éducation nationale. Giocando a Prisme7 è possibile, infatti, scoprire l’affascinante universo dell’arte moderna e contemporanea e interagire con le varie opere d’arte, che diventano la collezione virtuale del giocatore. Il protagonista del gioco, rappresentato da un’entità molecolare luminosa, si sposta in spazi colorati sperimentando le caratteristiche plastiche e sensoriali di circa 40 opere, quelle più rappresentative della collezione del museo. 

A volte capita, invece, che siano gli stessi videogiochi a diventare delle vere e proprie opere d’arte: nel 2012 al MoMA di New York ha deciso di rendere permanente un’installazione temporanea con display e consolle di ben 14 videogame del passato per celebrare la cultura pop degli anni ‘80, come esempio di “interactive design”.

 

In Germania si sperimenta la “sintassi spaziale”

 

Intanto, nella cittadina tedesca di Herrenberg, l’HLRS (High Performance Computing Center) insieme a un team di ricercatori provenienti dal Fraunhofer Institute, dal Kommunikationsbüro Ulmer e dall'Università di Stoccarda ha sviluppato la “sintassi spaziale”. Grazie all’impiego della realtà aumentata, di tecnologie utilizzate nel settore aerospaziale, di sistemi di informazione geografica (GIS) e al contributo dei cittadini che forniscono importanti dati attraverso un’app, i turisti di tutto il mondo sono in grado di esplorare il pittoresco centro storico della cittadina tedesca prima di visitarla. Il modello digitale riproduce un quadro dettagliatissimo di ciò che sta accadendo all’interno della cittadina consentendo, dunque, di prevedere i probabili percorsi che il traffico automobilistico o pedonale potrebbe compiere per spostarsi da un punto a un altro, oppure di visualizzare le risposte emotive dei cittadini (la gioia, la paura, l’esperienza estetica provata all’interno dello spazio visitato) al fine di migliorare il design urbano della città.

 

E in Italia?

 

Secondo l’ISTAT, in Italia solo un museo su dieci (10,4%) ha effettuato la catalogazione digitale del patrimonio posseduto. Di questi, circa un terzo (37,4%) ha già completato il processo di digitalizzazione, due terzi hanno avviato le attività di digitalizzazione ma hanno coperto circa il 50% dei beni e delle collezioni disponibili. Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo da parte dei musei italiani di tecnologie interattive e strumenti digitali solo 44,7% mette a disposizione almeno un dispositivo tra smartphone, tablet, touch screen, sale video e/o multimediali, tecnologia QR Code e percorsi di realtà aumentata.

Molto, dunque, c’è ancora da fare. Nonostante la situazione non sia proprio così ottimale, in Italia non mancano alcuni Musei dove il digitale svolge un ruolo determinante per la valorizzazione del patrimonio culturale. Tra questi ricordiamo il Madre di Napoli.  Questo museo è senza dubbio tra i musei più innovativi e interessanti d’Italia, per via di una serie di programmi pensati ad hoc per il pubblico, come per esempio la piattaforma YouMadre, dove artisti e pubblico si incontrano per condividere e disegnare idee sul futuro del museo. Lo scopo di queste iniziative - così come recita la sezione intitolata Re_pubblica madre - è quello di “rendere il museo una sorta di zona operativa, in cui la realtà e la possibilità del museo si incontrano”

Sempre in Italia, un altro importante esempio di innovazione tecnologica pensata per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico nazionale è certamente il Museo Egizio di Torino, che propone percorsi interattivi con filmati in 3D e dettagliate ricostruzioni delle varie fasi della storia egiziana. In alcuni casi riesce a far rivivere ai propri visitatori le suggestive atmosfere del passato attraverso esperienze sensoriali olfattive: durante il percorso espositivo sono, infatti, disposti appositi dispenser contenenti le fragranze (loto, menta, mirra, incenso) utilizzate dagli antichi Egizi per la cura quotidiana del loro corpo o per riti di purificazione. 

Per quanto riguarda, invece, il mondo del teatro, degna di nota è certamente l’iniziativa, tutta italiana, intrapresa recentemente dal Teatro Regio di Parma, pronto a sviluppare A life in Music, il primo mobile game al mondo realizzato da un teatro d’opera. La decisione definitiva è stata presa soprattutto a seguito dello straordinario successo del progetto pilota lanciato gratuitamente su App store e Google Play Store con ben 200.000 download in 9 mesi. Il progetto è stato commissionato a TuoMuseo, piattaforma gratuita di Smart Tourism & Museum. Lo scopo del gioco è quello di rendere più attiva la partecipazione del pubblico per rafforzare il legame tra scelte del player e lo sviluppo del game. Le illustrazioni animate (oltre 100 scene e più di 300 animazioni) del gioco saranno in 2D e riprenderanno quelle già create per il progetto pilota. La storia del gioco ripercorre le vicende di Antonio e Silvia, due ragazzi con personalità diverse, ma accomunati da una profonda passione per la musica. Il gioco racconta in nove atti e nove intermezzi verdiani un’amicizia nata nell’estate del 2008 nei luoghi legati a Giuseppe Verdi.

 

Le iniziative che vi abbiamo raccontato rappresentano solo un numero ristretto rispetto ai tanti progetti che stanno nascendo nel mondo. Valorizzare i contenuti del patrimonio culturale attraverso le infinite risorse del digitale è possibile e rappresenta un compito che appartiene a tutti noi, sognatori del passato e innovatori del futuro.

 

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