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Blog > Mobile & App | 26 Febbraio 2021

Da Whatsapp a Telegram: che ne sarà del GDPR?

GDPR

Nel gennaio 2014 il social network di Mark Zuckerberg, Facebook, si ingrandiva acquisendo Whatsapp, app di messaggistica tra le più diffuse a livello mondiale. L’annuncio suscitò da subito grande preoccupazione negli utenti che facevano ampio ricorso all’app bianca e verde, ma avevano, allo stesso tempo, poca fiducia nel social network americano. Nel 2016 venne introdotta la crittografia end-to-end, un modello di protezione dei dati. Recentemente Whatsapp ha divulgato un nuovo aggiornamento alla propria informativa sulla privacy: la novità riguarda la possibilità, per le aziende, di utilizzare i servizi di Facebook al fine di conservare e gestire le proprie chat su Whatsapp. Gli utenti si sono nuovamente “sollevati” e la modifica, che sarebbe dovuta entrare in vigore l’8 febbraio 2021, è stata rimandata.

 

Ma ci saranno davvero dei cambiamenti? E in caso di risposta affermativa, in che misura sarà coinvolta la privacy? Telegram diventerà (come pare già essere) una buona alternativa a Whatsapp?

 

Andiamo dunque ad analizzare meglio queste domande, con l’obiettivo di trovare risposte concrete, corrette e chiare.

 

Le modifiche di Whatsapp alla luce del GDPR

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), emanato nel 2016 dal Parlamento Europeo, ed entrato ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018, realizza un regime di tutela dei dati personali applicabile a tutti i cittadini dell’Unione e non derogabile dalle normative nazionali. I regolamenti europei costituiscono, infatti, uno strumento legislativo direttamente applicabile e vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE. Ciò significa che qualunque azienda, anche con sede in un Paese extra-UE, come nel caso di Whatsapp, è tenuta a rispettare le norme del GDPR (General Data Protection Regulation) ogni qualvolta tratti dati appartenenti a cittadini comunitari. 

Le ricadute di una simile previsione sono evidenti e molto concrete qualunque modifica o aggiornamento Whatsapp, in futuro, decida di apportare ai propri termini e condizioni d’uso non potrà mai ledere il regime di tutela imposto dal GDPR. In caso contrario, infatti, incorrerà inevitabilmente nelle pesanti sanzioni previste dallo stesso regolamento. 

 

Alla luce delle presenti considerazioni, dunque, si può affermare che i dati degli utenti europei raccolti da Whatsapp non potranno mai essere trattati in modo tale da ledere il regime di tutela attuale. L’app di messaggistica continuerà a non poter condividere le informazioni con Facebook come avviene dal 2018, anno in cui il GDPR è entrato in vigore. 

 

Il posticipo nell’applicazione della modifica, che sarebbe dovuta avvenire l’8 febbraio, è stato determinato da una richiesta avanzata dall’Autorità garante europea per la protezione dei dati personali che ha portato il “caso” all’attenzione del corrispondente Comitato europeo, l’EDPB (organo che riunisce le Autorità garanti di tutti i Paesi membri). L’Autorità ha ritenuto infatti che l’informativa emanata da Whatsapp sia poco leggibile e non permetta agli utenti, come si legge dalla nota, di “manifestare una volontà libera e consapevole”. Whatsapp dovrà rispondere in merito a questo richiamo. 

 

Lo “scudo” del regolamento europeo non protegge comunque tutti gli utenti extra-UE e quindi la questione a livello mondiale resterà aperta. 

È importante tuttavia sottolineare, come ha specificato la stessa piattaforma sul proprio sito ufficiale, che la modifica di Whatsapp riguarderà solo ed esclusivamente la messaggistica “business” ovvero la comunicazione gestita dalle aziende tramite profili commerciali. L’app intende facilitare l’operato delle imprese mettendo a disposizione i servizi di hosting di Facebook anche su Whatsapp. 

 

Telegram e Whatsapp a confronto 

A fronte delle modifiche, per ora solo annunciate, di Whatsapp, pare che, negli ultimi tempi, molti utenti abbiano deciso di abbandonare l’app bianca e verde per migrare su altre soluzioni analoghe e (forse) più “sicure” come Telegram. Ma cerchiamo di analizzare più a fondo le reali differenze tra i due servizi.

La piattaforma di messaggistica e broadcasting di origini russe, a differenza della concorrente americana, utilizza un codice sorgente opensource e non adotta la crittografia end-to-end di default. Offre, in compenso, la possibilità di avviare chat segrete e in grado di autoeliminarsi in un intervallo di tempo deciso dall’utente (che va da 1 secondo a 1 settimana). Questa funzionalità costituisce “un'arma a doppio taglio”: se da un lato, infatti, garantisce un elevato standard di privacy e segretezza delle conversazioni, dall’altro rappresenta lo strumento ideale per coloro che perseguono scopi illeciti (dalla distribuzione di contenuti vietati alla pedofilia) e che grazie al sistema dell’autodistruzione della chat possono nascondere facilmente le tracce del proprio operato. 

 

Telegram, poi, non mostra l’orario preciso dell’ultimo accesso degli utenti ma solo un più generico “pochi minuti fa”. 

 

I dati degli utenti raccolti da Whatsapp sono decisamente più numerosi rispetto a quelli collezionati da Telegram. La prima, infatti, raccoglie una quantità enorme di informazioni, dalla posizione geografica precisa alla lista dei contatti, dall’indirizzo email alla cronologia degli acquisti effettuati tramite l’app. Dall’altro lato, invece, Telegram individua “solo” nome, numero di telefono, contatti, user ID e indirizzo IP dell’utente.

 

In conclusione 

All'esito dell’analisi che abbiamo tracciato, si può affermare che tanto Whatsapp quanto Telegram (e altre app concorrenti) hanno punti di forza e punti di debolezza in tema di privacy e sicurezza nel trattamento dei dati raccolti. La scelta migliore, dunque, dipende dalle esigenze dell’utente. Quel che è certo, però, è che la tutela garantita dal Regolamento europeo rappresenta un mezzo di protezione effettivo ed efficace importante per tutti i cittadini europei. Una tutela omogenea per il territorio comunitario è la soluzione migliore, anche allo scopo di evitare differenze o carenze ingiustificate. Il GDPR rappresenta, quindi, un modello virtuoso che potrebbe essere fonte di ispirazione anche per altri sistemi legislativi nel mondo. 

 

Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

 

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