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Blog > Mobile & App | 11 Gennaio 2021

Cosa ci insegnano Immuni e IO sul mondo dello sviluppo App

Immuni e Io

Di Francesco Ronchi, President e founder di Synesthesia.

 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un fenomeno interessante sotto molti aspetti legato al mondo delle mobile app e del Servizio Pubblico. Sto parlando, ovviamente, delle due applicazioni più discusse del 2020: “Immuni”, per il tracciamento Covid-19, e “IO”, l’app della pubblica amministrazione salita alla ribalta per il cashback sui pagamenti elettronici.

 

Va premesso che il mio è il punto di vista di un “addetto ai lavori” per tutto ciò che riguarda l’aspetto digitale, mentre è quello di un “privato cittadino” come utente e fruitore di queste app e dei relativi servizi.

 

Grazie alla mia professione (ho fondato 10 anni fa un’azienda che ha sviluppato negli anni centinaia di app) ho avuto modo di trovare una serie d'interessanti paralleli tra questo scenario e quello a cui ci capita di assistere spesso nella nostra attività quotidiana.

Le chiavi dell’(in)successo di Immuni e Io

Immuni e IO sono stati un successo o un fallimento? E quali sono gli elementi che determinano il successo di un'app? Se ne potrebbero elencare molti, ma a un’attenta analisi si riducono a 5 punti principali:

  1. la progettazione e il design;
  2. la qualità dello sviluppo;
  3. la sicurezza e la stabilità;
  4. l’ecosistema;
  5. la comunicazione.

Tutti questi cinque temi contribuiscono a determinare l'esperienza utente (user experience) della app, ovvero quello che come cittadini ci troviamo ad affrontare quando facciamo uso dell’applicazione: i nostri obiettivi sono in linea con le promesse e le aspettative che sono state create?

Passiamo, dunque, ad analizzare i punti sopra evidenziati con riferimento a entrambe le app per arrivare a elencare le nostre conclusioni.

1) La progettazione e il design

Dal punto di vista design (inteso nel senso più ampio di “progettazione”), per entrambe le applicazioni sono stati raggiunti buoni risultati.

 

App Immuni

Per Immuni ci troviamo di fronte a un'estrema semplicità di utilizzo: a parte installare l’app, infatti, non è richiesta all’utente nessuna particolare azione per attivarne le funzionalità. L’applicazione “monitora” la presenza di altre app dello stesso genere in modalità silenziosa, senza disturbare; Immuni si attiva solo in caso di contatto con un soggetto risultato positivo (si riceve una notifica) o nell’eventualità di propria positività (in quest’ultima ipotesi è semplicemente richiesto di inserire un codice). La grafica è gradevole e ben progettata: si nota la professionalità di chi è abituato a creare software per dispositivi mobili.

 

App Io

IO, invece, è decisamente più ambiziosa come applicazione. Si prefigge, infatti, di essere il “collettore” di tutti (o quasi) i servizi della PA, lo strumento messo a disposizione del cittadino per realizzare la “semplificazione digitale”, radunando in un’unica app molti servizi pubblici nazionali e locali. Ebbene, anche in questo ultimo caso, traspare lo sforzo di rendere semplice e agevole l’accesso alle varie sezioni. Sicuramente la complessità dell’obiettivo rende l’applicazione più difficile da usare e, a complicare le cose, si aggiunge l’assenza di molti servizi ancora in via di completamento (ci vorranno anni per averli tutti, ma si tratta comunque di un progetto in un costante divenire). L’interfaccia è comunque ben disegnata e “pulita”, col tempo non può che migliorare.

 

Voto Immuni: 9

Voto IO: 8+

 

2) La qualità dello sviluppo

Entrambe le applicazioni sono “robuste” e ben sviluppate. 

 

Immuni, per la sua natura, è in linguaggio “nativo”, dovendosi interfacciare in modo “intimo” con il funzionamento interno degli smartphone Apple e Android e funzionare costantemente senza un consumo eccessivo di batteria. 

 

IO è sviluppata con un linguaggio intermedio (React) che permette di ottimizzare molto i costi e l’uniformità dell’applicazione su diversi sistemi operativi. La cosa più importante è che entrambe sono “opensource”: chiunque ha le competenze tecniche necessarie, può vedere come sono scritte, verificarne il buon funzionamento, l’assenza di codice malevolo e, volendo, anche contribuire al loro miglioramento. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere un requisito assoluto e irrinunciabile di tutte le applicazioni della pubblica amministrazione; se fosse stato applicato di più in passato, forse non avremmo assistito alla penosa frammentazione di decine di sistemi incompatibili tra un Comune e l’altro, tra una Regione e l’altra, con il conseguente dispendio (leggasi spreco) di denaro pubblico.

 

Per inciso, Immuni, aderendo a standard condivisi, è compatibile e scambia i dati con decine di altre applicazioni analoghe, sviluppate da diversi Stati in Europa e nel mondo.

 

Voto Immuni: 8

Voto IO: 8

 

3) La sicurezza e la stabilità

Su questo tema per Immuni sono stati scritti chilometri di articoli, approfondimenti, commenti critici e spesso completamente a sproposito. 

Vista la delicatezza dei dati trattati dall’app, decine di esperti ne hanno esaminato il codice e la conclusione è stata la garanzia di un grado di sicurezza e privacy davvero elevatissimo. Anche se in linea di principio è stata dimostrata la possibilità di attacchi malevoli, questi ultimi sono estremamente complicati e di fatto non mettono a rischio i dati dei cittadini che restano comunque codificati, criptati e conservati al sicuro nella memoria del telefono.

 

Discorso un po’ differente riguarda IO. In questo caso, infatti, ci troviamo di fronte a un’applicazione che fa uso di molti “servizi software”: IO si collega a server e a software prevalentemente della PA, scambiando con essi dati e informazioni potenzialmente sensibili del cittadino. Il rischio, dunque, non è tanto nell’app in sé, ma nei server a cui le informazioni sono trasmesse e nel livello di sicurezza da essi adottato. Entrare nel merito in questa sede è impossibile, ma quello della sicurezza di questi server è sicuramente un punto debole; pensiamo, per esempio, ai recenti casi imbarazzanti in cui è incorsa l’INPS. La privacy policy dell’app, inoltre, è lacunosa e apre alla possibilità che alcuni di questi dati siano trasmessi a server situati negli USA e, quindi, non ricadano nella sfera d’applicazione né del GDPR né del decaduto Privacy Shield, risultando così non protetti in alcun modo. Come se non bastasse, IO è stata letteralmente presa d’assalto i primi giorni di attivazione del cashback di Stato ed è emersa l’inadeguatezza dell’infrastruttura server sottostante per gestire l’enorme numero di richieste contemporanee. Il sistema generava messaggi di errore incomprensibili, sollevando miriadi di polemiche, un’insoddisfazione diffusa e minando la fiducia dei cittadini. Qualche giorno dopo la situazione si è normalizzata, ma il danno ormai era fatto.

 

Voto Immuni: 9

Voto IO: 4

 

4) L’ecosistema

Con “ecosistema” intendo tutto quello che fa da contorno alla parte tecnica/digitale: l’organizzazione necessaria al funzionamento della app stessa, la “componente umana” insomma. Qui iniziano i “dolori” seri. 

 

Fino a questo punto Immuni se l’è cavata molto bene, risultando quasi un gioiello tecnologico. Peccato che la componente umana sia stata, invece, un totale disastro. In tantissimi casi l’utente che ha scaricato l’app ed è poi risultato positivo al Covid-19 non è riuscito a ottenere dalle ASL competenti i codici da inserire per comunicare la propria positività. Al contrario è rimbalzato da un call center all’altro, con operatori disinformati, impreparati o vittime di un sistema che non li ha messi in condizione di operare adeguatamente. Queste mancanze sono state causa in larghissima parte del totale fallimento del contact tracing digitale, minando ulteriormente la fiducia nello strumento, vanificando così tutti gli sforzi dei cittadini e della parte “sana” dell’ecosistema stesso. Una vera disfatta.

 

IO ha vissuto invece due momenti distinti: prima e dopo il “cashback”. Al suo lancio, l’app è stata ignorata da gran parte della popolazione. L’applicazione era oggettivamente poco matura: stava iniziando a funzionare grazie ad alcuni servizi resi fruibili attraverso essa (come il Bonus Vacanze e il pagamento di bollettini), ma viaggiava “sotto i radar”, dal momento che ancora moltissime amministrazioni locali tardavano ad approdarvi, rendendola così poco più che una curiosità. Il cashback ha generato in pochissimi giorni 8 milioni di download, mettendo IO sotto i riflettori. Non solo: improvvisamente milioni di Italiani hanno installato un’app che portava con se grandi promesse: semplificare l’accesso alla PA, eliminare le code, ridurre i tempi d’attesa e snellire tutti i passaggi burocratici. Un sogno insomma, destinato a restare in buona parte tale, ma che rappresenta, comunque, un importante passo avanti verso la digitalizzazione.

 

Voto Immuni: 3

Voto IO: 6+

 

5) La comunicazione

Immuni

Comunicazione e marketing sono sempre fondamentali anche per app gratuite e di Stato. Le polemiche attorno a Immuni hanno reso sicuramente più difficile una comunicazione efficace e adeguata, che poteva comunque essere gestita sicuramente meglio e con più attenzione. In tutti gli interventi pubblici del Presidente del Consiglio, Immuni non è mai stata menzionata ed è stata avviata una campagna di comunicazione poco efficace ed esaustiva. Il risultato è stato un numero di download molto più basso se paragonato a quello di app analoghe presenti in altri Stati vicini come la Germania. La voce dei detrattori è stata più forte e, a un certo punto, è parso quasi che il Governo italiano si arrendesse e abbandonasse l’app al proprio destino.

App IO

IO non ha avuto quasi nessuna campagna di comunicazione a eccezione della diffusione della notizia dei 150 euro di cashback. Una motivazione sicuramente forte per molti cittadini che, in quell’occasione, hanno scoperto l’esistenza della app e della promozione collegata. Qui l’errore è stato di abilitare la registrazione dei propri sistemi di pagamento (operazione indispensabile per attivare il rimborso) a ridosso del lancio del cashback, generando disservizi e polemiche. Il risultato è stato, in qualche modo, ugualmente “portato a casa”, ma gli spazi di miglioramento  sono davvero molto ampi. 

Voto Immuni: 4-

Voto IO: 5

Le mie conclusioni su Immuni e IO

Tirando le somme, queste app sono state un successo? 

La situazione attuale di Immuni è purtroppo desolante. IO se l’è cavata meglio, considerato che si tratta del primo passo di un’app che, grazie all’iniziativa del cashback di Stato, è oggi installata sui dispositivi di milioni di Italiani. 

Le cause dei fallimenti risiedono nella tecnologia? La risposta giusta è: solo in parte

Le origini dei problemi non vanno ricercate nelle app, ma principalmente nel contesto circostante: l’ecosistema con il fattore umano, le scelte politiche e la cattiva comunicazione. Anche le problematiche correlate all’eccessivo carico dei server potevano probabilmente essere arginate con una migliore gestione dei tempi e della comunicazione ai cittadini.

Non me la sento, in ogni caso, di condannare completamente l’operato dell’amministrazione pubblica. Nel nostro lavoro, per lo più con soggetti privati, ci è capitato tante volte di trovarci di fronte a problemi analoghi, a volte anche più gravi, e non sempre è stato facile spiegare ai nostri clienti dove erano realmente i problemi che, apparentemente, apparivano imputabili alle app che stavamo sviluppando per loro. 

L’insegnamento che possiamo trarre noi come sviluppatori di app in Synesthesia, ma valido in realtà per chiunque pensi di approcciarsi a questo mondo, è racchiuso proprio nel confronto tra i punti di forza e debolezza di IO e di Immuni con quelli che affrontiamo giornalmente nel nostro lavoro. Sto parlando dell’importanza del design e di una buona progettazione, la necessità di porre attenzione a tutti gli elementi dell’ecosistema (anche umano, sociale, culturale) in cui l’app dovrà funzionare e con cui dovrà interfacciarsi, e l’importanza d'investire correttamente nella comunicazione e nel marketing.

Immuni e IO rappresentano, comunque, i primi (tardivi) passi della PA verso la digitalizzazione. Nel complesso stanno andando nella direzione giusta, considerando la complessità della macchina pubblica e lo stato di arretratezza culturale e digitale del Paese.  Voglio esprimere quindi un cauto ottimismo che rappresenta forse più un auspicio soggettivo che un dato realmente oggettivo. 

Il periodo della pandemia sarà sicuramente ricordato come uno spartiacque per l’accelerazione della digitalizzazione anche della PA, un processo che dovrà necessariamente avvenire e che porterà inevitabilmente a un miglioramento della vita di tutti e della qualità del rapporto tra l’amministrazione pubblica e i cittadini.

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